Smi: No allo smantellamento dell’Assistenza Medica Notturna. Lettera Aperta a Renzi

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Si è svolto l’11 maggio, a piazza Montecitorio, il presidio contro la chiusura della guardia medica notturna, l’uso improprio di 118 e Pronto Soccorso, contro lo smantellamento dell’assistenza sanitaria per i cittadini.
Al presidio sono intervenuti esponenti di diverse forze politiche: l’on. Marisa Nicchi e il sen. Luciano Uras di Sel (che hanno annunciato la presentazione alla Camera, in allegato, e Senato di interpellanze sull’h16), l’on. Giovanni Burtone e Giuditta Pini del Pd, l’on. Giulia Grillo e il sen. Luigi Gaetti per i 5 Stelle, l’on. Rocco Palese per  i Conservatori-riformisti e l’on. Nunzia di Girolamo di Forza Italia. 
Per le associazioni a tutela dei cittadini,  la responsabile sanità di Federconsumatori, Lilli Chiaromonte.
Quindi per i sindaci, la presidente dell’Anci Piccoli Comuni, Franca Biglio e i sindaci di Città di Pergola e di Zeri, Francesco Baldelli e di Egidio Pedrini, il vice sindaco di Vinchiaturo, Ernesto La Vecchia, il presidente del consiglio regionale di Circello, Gabriele Iarusso, e in rappresentanza del comune di Valdagno, Guido Novella.
Per l’associazionismo medico giovanile erano presenti Fabrizio Salemi di Smi “Formazione e Prospettive” e Maia Fedeli di Coordinamento Mondo Medico.
Per i sindacati promotori hanno quindi preso la parola Pina Onotri, segretario generale Smi, Massimo Cozza, Massimo Papotto e Nicola Paoli per Cgil-Cisl-Uil Medici e Giovanni Piccirillo per il Simet.
A conclusione del suo intervento Pina Onotri, segretario generale Smi, ha sottolineato l’importanza della giornata di protesta, “vista la partecipazione e l’attenzione di forze politiche, dei media, delle rappresentanze dei sindaci e delle associazioni dei consumatori”, e sottolineato, “come questa proposta smantelli non solo l’assistenza medica notturna, chiudendo la guardia medica da mezzanotte alle 8 del mattino, e mettendo in crisi il 118 e il Pronto Soccorso, ma anche snaturando l’assistenza complessivamente h24 per i cittadini”.

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“La guardia medica – continua Onotri – costa a ogni cittadino, all’anno, meno di 10 euro e specificatamente, la fascia notturna solo 2 euro. Un costo irrisorio per un settore che tratta 3milioni di interventi (da mezzanotte alle 8), questa è la stima. Invece un uso inappropriato dei servizi di emergenza-urgenza porterà al caos il 118 e farà lievitare i costi”.
 
“Infine, non si stravolge il Ssn, scavalcando il Parlamento – conclude – scontrandoci con l’attuale quadro normativo e con i Livelli Essenziali di Assistenza, e senza aver alcun dato sull’impatto sociale ed economico di questi tagli. Per questa ragione, abbiamo inviato una Lettera al primo ministro (di seguito) per chiedere di bloccare questo provvedimento: la sanità deve diventare una priorità nell’agenda politica del Governo, non il ‘cortile di casa’ di alcune regioni. Renzi non spegnere le luci all’assistenza medica notturna, giù le mani della guarda medica, dai diritti dei cittadini”.
 

LA LETTERA APERTA
Gentile presidente del Governo
ci rivolgiamo a Lei affinché si blocchi l’Atto di Indirizzo licenziato dalla Conferenza delle Regioni che, di fatto, dà il via libera, alla cosiddetta h16, cioè alla demolizione dell’assistenza medica notturna. Un provvedimento inadeguato che fa perdere una grande occasione per una urgente e necessaria riforma della nostra sanità pubblica. Non consenta che si faccia un così grave errore a danno della salute dei cittadini, intervenga sul ministro Lorenzin ed eviti che le Regioni, ancora una volta, vadano in ordine sparso, e caotico, sulla organizzazione dei servizi sanitari e la tutela dei livelli essenziali di assistenza. Abbiamo lanciato, in tal senso, una manifestazione davanti Montecitorio l’11 maggio, e un hashtag che rivendica la cura del paziente h24 contestando, appunto, la riduzione all’h16: #SÌ24NOH16. Con questa missiva, le segnaliamo quindi alcuni problemi sia di prassi che di merito.
NEL MERITO
Questo è un copione già letto: si sottovaluta la portata del problema, acquartierandosi dietro l’alibi delle scarse risorse. La verità è che la sanità è ormai esclusivamente nell’agenda politica e “ragionieristica” delle Regioni. È singolare che mentre si chiudono i piccoli ospedali e si assiste di conseguenza ad una riduzione del numero dei punti di pronto soccorso, sempre più concentrati nelle aree ad alta intensità di popolazione, mentre tutti convengono sulla necessità di rafforzare l’assistenza territoriale, particolarmente nell’area dell’emergenza-urgenza, appunto per prevenire l’accesso al pronto soccorso e i ricoveri inappropriati in ospedale, si pensi a smantellare un servizio ultra trentennale, che seppur con molti problemi, primo tra tutti di strutture e sicurezza, ha dato risposte alla domanda di salute dei pazienti nei giorni festivi e nelle ore notturne. È bene sottolineare che nelle aree delle regioni a popolazione sparsa, la guardia medica è l’unico presidio del Ssn: in molti piccoli comuni quindi, dove anche il medico di assistenza primaria è presente saltuariamente, quella postazione è quasi sempre l’unico punto di riferimento della popolazione residente. È, quindi, paradossale che il rafforzamento del territorio passi attraverso lo smantellamento della continuità assistenziale notturna e che una variegata corte dei miracoli si affanni a spiegare che chiudendo le guardie mediche…migliorerà l’assistenza.
Infine: le postazioni del 118 rispondono all’emergenza e non tutte sono medicalizzate, sicché il ricorso al 118 nelle ore notturne (dalle 24,00 alle ore 8,00) comporterà inevitabilmente un ulteriore affollamento dei pronto soccorsi degli ospedali e un pesante disservizio per i cittadini, viste le difficoltà in cui sono costretti ad operare i Ps.
SUL METODO
Innanzitutto ancora una volta si utilizza uno strumento sbagliato e fallimentare, quello contrattuale, per riorganizzare le cure primarie, l’emergenza e la continuità dell’assistenza del nostro SSN. Rispetto ai problemi di riordino del territorio che richiedono un poderoso impegno politico e normativo, si dimostra, così, ancora una volta un respiro corto: si affronta, infatti, il problema con un procedimento asfittico, quella dell’Acn (accordo collettivo nazionale) della medicina generale, annunciando una nuova rivoluzione, la seconda in meno di 5 anni, la prima era stata quella lanciata con la legge Balduzzi, la seconda la derubricazione dell’H24 a H16.  Una guerra di formule e sigle oscura a milioni di cittadini e chiara solo a pochi eletti, o forse neppure a loro.
L’errore è già nelle premesse: l’Atto di indirizzo e l’ACN della medicina generale non hanno le “competenze” per entrare nel merito dell’organizzazione del territorio. Sia il dlgs 229/99 sia la legge Balduzzi dispongono la copertura H  24 della medicina generale e l’organizzazione dell’emergenza 118 non risponde all’ACN della medicina generale. Anche il personale che afferisce all’emergenza è oramai largamente inquadrato nell’area della dirigenza medica, tanto che nelle prime stesure dell’atto di indirizzo il settore dell’emergenza ancora afferente all’ACN era stato addirittura dimenticato.
Infine, questo provvedimento avrà anche ricadute i termini occupazionali, soprattutto per i giovani medici che accedono alla professione, è, infatti, inevitabile poi che non saranno conferiti nuovi incarichi di continuità assistenziale (settore già in sofferenza con migliaia di precari a tempo determinato rinnovabili di tre mesi in tre mesi), giustificando i mancati incarichi con la scusa dei tempi necessari alla nuova programmazione. Come al solito, è oramai ben vecchia questa storia, c’è chi pensa di ridistribuire queste risorse all’interno della convenzione per consentire, in assenza di fondi freschi per il rinnovo del contratto, operazione economiche premiali su pochi “eletti. (Fonte: Sindacato Medici Italiani)
 
 
Giuseppina Onotri
Segretario Generale Smi

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