In agitazione le sigle sindacali della Dirigenza

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I 130 mila dirigenti del Ssn denunciano lo sfascio della sanità pubblica
 Al via la “Vertenza Salute” per salvare il Ssn
 Assemblee in tutta Italia, tre grandi manifestazioni a Napoli, Milano e Roma
SCIOPERO NAZIONALE NELLA PRIMA DECADE DI MARZO PER DIRE NO
a chi vuole distruggere la sanità pubblica italiana

Pericolosa sottostima dei finanziamenti per la sanità pubblica. Nuove chiusure di posti letto ospedalieri senza prevedere alcun servizio alternativo. Risposte inadeguate alla impellente domanda di assistenza per gli anziani e i non autosufficienti. Nessuna risposta alla piaga delle liste d’attesa, mentre si scarica il problema sulle spalle di medici e operatori costretti a lavorare in condizioni inaccettabili. Nessuna risposta alle esigenze dei cittadini e degli operatori che vogliono un servizio più efficiente, moderno e di qualità in tutto il Paese.
 
E intanto continua lo scandalo delle nomine politiche di primari e direttori generali, dove si guarda più alla tessera di partito che alla qualità delle persone. Aumentano le denunce e gli scandali che mostrano una connivenza sempre più diffusa tra sanità e malaffare. Si riparla del Ponte di Messina ma nulla si dice rispetto alla denuncia fatta dal Capo della Protezione civile Guido Bertolaso sul fatto che sono almeno 500 gli ospedali italiani a rischio di crollo per terremoto o altre calamità naturali. Ospedali che necessiterebbero, insieme a scuole e altri edifici di pubblica utilità, di un grande piano nazionale di sicurezza e ammodernamento strutturale e tecnologico.
 
Un quadro disarmante e drammatico, che ha portato i sindacati dei medici e degli altri dirigenti delle Asl e degli ospedali pubblici italiani, ad aprire una vera e propria “vertenza salute” per richiamare l’attenzione di Governo, Parlamento, Regioni e opinione pubblica sul progressivo e apparentemente inarrestabile declino della sanità pubblica italiana.
 
Il rischio più grande – denunciano i 130 mila dirigenti del Ssn – è quello di arrendersi di fronte a una realtà di sfascio del sistema sanitario pubblico italiano, che ormai non ci offre più neanche la consolazione di un Centro-Nord che “tutto sommato se la cava”.
 
 Dinanzi a scelte di basso profilo per la sanità, è tutto il sistema ad andare in crisi. Anche nelle realtà fino ad oggi considerate di buon livello.
 
Il finanziamento del Ssn rimane infatti sottostimato come da dieci anni a questa parte.
Il fondo sanitario nazionale italiano continua ad essere tra i più bassi di tutta la comunità europea e dei Paesi dell’OCSE (l’Italia è ormai al 19° posto per la spesa destinata alla sanità) con ripercussioni fortemente negative, da una parte, sulla qualità e quantità delle prestazioni da garantire ai cittadini e, dall’altra, sulle condizioni di lavoro degli operatori sanitari.
 
Del resto anche il nuovo Patto per la Salute non risolve il problema ormai cronico della differenza tra stima del fabbisogno ed effettiva spesa sanitaria ed obbligherà molte Regioni a fare ricorso, ancora una volta, a tagli indiscriminati delle voci di spesa, con il risultato che molti cittadini vedranno messa in discussione la stessa erogazione delle prestazioni essenziali.
Il rafforzamento dei Piani di rientro per le Regioni in deficit determinerà nuovi aumenti delle aliquote Irap ed Irpef destinati a pesare ulteriormente sia sul sistema produttivo sia sulle spalle degli incolpevoli cittadini di quelle Regioni dove i ritardi o i malaffari della politica hanno procurato (e continuano a procurare) profonde ferite nel sistema sanitario regionale. Nello stesso tempo, l’inasprimento dei criteri per il rispetto del Patto porterà, nel breve, molte altre Regioni, oggi virtuose, a dover attivare piani di rientro.
L’ulteriore riduzione del numero di posti letto per acuti (3,3 per mille abitanti) ne produrrà un ulteriore taglio (si calcolano quasi 10 mila letti in meno) accrescendo le preoccupazioni sulla sorte del Ssn di fronte all’evidente ritardo della riorganizzazione della rete ospedaliera.
In molte Regioni il taglio di posti letto rischia di provocare un vuoto assistenziale nel quale saranno risucchiate prioritariamente le fasce di popolazione più deboli, gli anziani, i malati cronici, i portatori di polipatologie.
 
Per tutte queste ragioni oggi il vero pericolo non è solo e tanto quello di vederci rassegnati ad una sanità a due velocità (Nord e Sud), ma quello di trascinare tutta la sanità italiana ai livelli insufficienti, se non pessimi, di molte realtà soprattutto meridionali.
 
Le nostre proposte:
 
1) Risorse economiche adeguate al fabbisogno del Ssn, valutabili in almeno 110 miliardi di euro per il 2010 e 115 miliardi di euro per il 2011 (oggi il Patto ne prevede solo 106,2 per il 2010 e 108,6 per il 2011).

2) Un Piano nazionale per la ristrutturazione, l’ammodernamento e la messa in sicurezza del patrimonio sanitario pubblico (ospedali, ambulatori, servizi territoriali, tecnologie) con uno stanziamento di almeno 15 miliardi di euro nei prossimi dieci anni (il Patto ne stanzia poco più di 5).

3) Garanzia che i decreti attuativi del federalismo fiscale non mettano in discussione in alcun modo l’unitarietà del sistema sanitario e il diritto dei cittadini ad avere la stessa quantità e qualità dei servizi erogati.

4) Emanazione dei nuovi più volte annunciati Livelli di assistenza dando così risposta alle nuove esigenze dei cittadini, a partire dagli anziani, i disabili, le donne e gli affetti da malattie rare che aspettano da anni risposte assistenziali e servizi adeguati.
 

5) Abrogare la norma che autorizza i direttori generali delle Asl a mandare in pensione anzitempo i medici del Ssn.

 

6) Garantire comunque il turn over negli ospedali e nelle Asl per non mettere a rischio la qualità del servizio e la stessa sicurezza delle cure.

 

7) Fuori la cattiva politica dalla sanità, a partire dalle nomine di manager e primari che devono essere affidate a criteri basati esclusivamente sul merito professionale dei candidati.

 

8) Sanare lo scandalo delle migliaia di medici ed altri dirigenti precari. La sanità non può vivere nella precarietà professionale perché deve contare sempre su professionisti motivati, giustamente valorizzati e non “ricattabili” da parte dell’amministrazione.

 

9) Regole finalmente certe per garantire l’attività libero professionale come diritto per il dirigente del Ssn e opportunità di scelta per il cittadino. Conseguente rivalutazione dell’indennità di esclusività il cui importo è fermo al 2002.

 

10) Rivalutazione economica e professionale della dirigenza del Ssn già a partire dal biennio 2008-2009 non ancora definito e soprattutto con una complessiva rinegoziazione dei trattamenti economici e normativi della categoria nella prossima tornata contrattuale.